PERCHÈ le liste civiche e come si declina a livello locale il RIFORMISMO?

31.05.2022

Se c'è un tema che in questa campagna che ha più volte monopolizzato l'attenzione (e la confusione...), specie ad opera della coalizione che fa capo al candidato sindaco Fiordelmondo (sinistra e dintorni...), quello è la critica alle "civiche". In quanto tali. Ed in quanto "civiche" a Jesi.

Perché... è stato detto di tutto: dal 'pianto' sull'insostituibilità dei partiti, alla valutazione che le civiche in qualche modo rappresentino un vulnus per la democrazia e per la politica in generale, se non una vera e propria "truffa" ai danni dell'elettorato, operata dai mefistofelici attori che le animano, concentrati sul presentarsi per quel che non sono!

Ed allora serve un po' di chiarezza!

Ci si mette assieme in una lista civica per un motivo molto semplice: dare un senso alla politica locale mediante il FARE.

Un FARE che da lustri ormai i partiti non sono in grado di proporre e attuare perché completamente persi dietro i ferrei meccanismi che governano la ricerca ossessiva del consenso. Che è un fenomeno che a partire da fine anni '80 ha preso gradualmente sempre più campo nella politica italiana determinando una vera e propria degenerazione patologica, il cui punto di arrivo ultimo è il populismo dei nostri giorni, con la sua tragica banalizzazione della politica "comunicata" (specialmente mediante i social network) e con il ribaltamento dell'idea del "consenso" che da "strumento" diventa "fine". E si finisce col governare solo per produrre consenso, appunto, per la prossima volta che si vota!

Guardate che è un problema serio: perché è il prender piede di questo "ribaltamento" tra "strumento" e "fine" che ha inquinato la vita civile e politica di questo Paese, trasformandola in una vera e propria guerra che, oggi come oggi, coinvolge tutto e tutti, distruggendo, insieme al Paese, la stessa partecipazione dei cittadini alla vita democratica.

Cittadini che, infatti, si sentono sempre più strumentalizzati e lontani da ciò che invece preme a quel tipo di politica. E l'esito conclusivo è che, pur di starne lontani, i più accettano di farsi esautorare del diritto democratico più importante, quello di designare i propri rappresentanti nelle istituzioni e... vanno ad ingrossare il partito dell'astensione! Anche a Jesi dove l'ultima volta valeva più o meno il 43% degli aventi diritto e che questa volta potrebbe diventare ... maggioranza assoluta!

Anche in questa campagna ho letto di "compagni" intenti a "stracciarsi le vesti" e (non conoscendoli di persona) non so se perché in malafede o troppo sprovveduti; non ci si può rammaricare del fatto che imperversino le "civiche": sono i partiti stessi i principali responsabili del proprio svuotamento perché le civiche - e meno male che ci sono - restano in molti casi l'unica alternativa allo ... starsene a casa quando è ora di votare!

Fatto è che personalmente - proprio a causa della mia storia politica - mi aspetterei dalla sinistra la capacità culturale (sono loro che millantano la patente di "superiorità") di capire che i partiti, a cominciare proprio dal PD, non sono più quel luogo istituzionale, pensato dai ...nostri Costituenti, in cui si rendesse possibile elaborare e fare sintesi su Visioni di Società tra loro alternative, Progetti per realizzarle quelle Visioni e in cui si potessero allevare (si, ho detto proprio  "allevare"...) le donne e gli uomini Credibili e Capaci in Cultura ed Etica civile per realizzare quei Progetti. E mi aspetterei una risposta, una soluzione per invertire la tendenza! Che non sia il ... "lamento lamentoso" che ho sentito anche a Jesi! Dove ho invece visto e vissuto proprio a sinistra la "deriva del consenso" che ha determinato l'inconcludenza degli ultimi 4/5 governi almeno prima della svolta civica. Governi in cui la guerra del consenso all'interno delle "maggioranze" (che, se possibile, è ancora più feroce di quella praticata verso gli avversari) ha determinato Sindaci e Giunte sempre più deboli, ostaggi della visibilità che ciascuna parte aveva bisogno di conquistare ad ogni costo, immobilizzati dai ricatti incrociati nella loro azione di governo. Quell'azione di governo che i cittadini si sarebbero legittimamente attesi. E la cui assenza ha determinato il subentro delle "civiche".

Se mi piacerebbe che tornassero i partiti? Ma che domanda: certo che si! Sarebbe tutto più agevole, meno conflittuale, meno faticoso. Ma vorrei dei "partiti" veri, non la roba che c'è a disposizione oggi. Che nella mia città, nonostante 10 anni di lontananza dal governo, a giudicare dalla campagna elettorale che stanno facendo, non hanno evidentemente imparato nulla! Se è vero (com'è vero) che sprizza rancore e livore da tutte le parti, si sostanzia in continui attacchi personali ed ad ogni strumentalizzazione possibile, tenendosi accuratamente alla larga dal merito delle questioni. E giungendo persino a ripetere le solite liturgie inconcludenti e persino offensive: ma vi pare mai possibile che possa  fornire un qualsiasi contributo positivo a questa campagna far venire a Jesi un Con-te o un Letta? Ritenete gli jesini così... sprovveduti?

La mia - come quella di tanti altri - è una storia politica trentennale di sinistra, e somiglia maledettamente negli esiti ad altrettante storie politiche di destra. A sinistra mi sono formato civilmente, a sinistra ho votato di tutto. Per 30 e passa anni, sin dalla mia "prima volta".
Dalla sinistra mi sono anche però allontanato, ormai una quindicina di anni fa proprio per ciò che i partiti, anche a sinistra (ma alla "mia" sinistra non sono disposto a perdonare nulla...) sono diventati.
Il punto è cosa può fare uno come me per evitare di farsi alienare dal diritto civile fondamentale, quello di andare a votare?

Beh, fino all'avvento di Italia Viva (cui sono iscritto ancor da prima che nascesse formalmente...) ho usato il voto nazionale in maniera "strumentale": vai a votare conscio di esserti affrancato finalmente dal'"appartenenza" e, perciò, con l'ottica di non assecondare la deriva negativa appena descritta. Specialmente a sinistra.

E cosa si fa a livello locale" C'è solo una strada, che percorro ormai da più di 10 anni, le liste civiche!

Sulle liste civiche c'è una grandissima confusione e tanta polemica. Di solito sono accusate del fatto che includono persone che in realtà sono legate a dei partiti, come me, e chi lo afferma dimostra proprio così di non aver capito nulla di cosa sia una lista civica, del perché nasca e soprattutto di non aver capito nulla del perché la gente abbandoni i partiti, come ho tentato di spiegare sin qui.

Ma è una cosa ovvia che nelle liste civiche ci stiano persone che hanno una loro adiacenza politica se non un'iscrizione ad un qualche partito! Ci dovremmo preoccupare se non fosse così... Ma, quando una persona aderisce ad un progetto civico, decide di "lasciare a casa" i partiti e lo fa perché ha il pragmatico bisogno di un contesto in cui ci si possa concentrare solo sulle cose da fare, senza preoccuparsi del consenso! Uscendo dalla condanna di dover fare gli interessi di una parte politica in particolare. A detrimento delle cose da fare! Che sarebbe - come è accaduto a Jesi per lustri - replicare la guerra del consenso anche nell'ambito di un'amministrazione locale, condannandola così all'immobilismo ed all'inconcludenza e condannando di conseguenza le comunità amministrate al declino civile, etico e sociale.
E per questo che l'accusa al civismo di includere persone legate a partiti politici si dimostra essere un'accusa inconsistente e soprattutto un'accusa che viene o dalla malafede o dall'incapacità di capire cosa succeda nella carne viva delle nostre comunità.
Scelgano pure gli autori di tale accusa dove vogliono collocarsi dal punto di vista dei loro "perché"!

Chiarito questo, diventa fondamentale capire un'altra cosa. Per "rappresentare" non bastano posture ed etiche civili adeguate. Ci vuole la COMPETENZA. Se una compagine si candida a rappresentare, non può non sapere - ad esempio - cosa sia una CER... o un modello di sviluppo sostenibile, specificatamente su questioni come il ciclo dei rifiuti o l'energia o la mobilità. E non puoi non aver preso atto della decrescita demografica e del problemone "famiglia" come punto di debolezza centrale delle nostre comunità, e non puoi non avere idee concrete su quello che c'è da fare domani mattina per venirne a capo!
Ed è altrettanto grave che si parli di verde e di ambiente riducendo il tutto a una questione di 12 tigli da abbattere o meno, ed è grave che si continui a mettere sul podio delle polemiche la cura del verde, l'ordine e la pulizia della città e le buche con i marciapiedi diroccati. Facendo finta di avere la soluzione magica, di non sapere che se non si parte con una politica di coinvolgimento attivo (responsabilità operativa e contributo economico dei cittadini) non se ne potrà venire mai a capo, nemmeno se ci si dedicasse l'intero bilancio comunale.

E, soprattutto non puoi non capire un fatto "metodologico": che le comunità che formano questo Paese hanno bisogno di cambiamenti profondi e che il primo cambiamento sta nel capire che ... il cambiamento dall'alto, il "dirigismo" centrale, non funzionano; il cambiamento deve essere costruito dal basso, proprio nelle comunità locali, e lo devono promuovere ed attuare le amministrazioni locali con le loro azioni concrete.

È grave perciò che in una campagna elettorale come questa a Jesi ci si mantenga sul piano delle polemiche e delle accuse personali senza andare decisamente ... sulle cose da fare, il come, il quando, il perché, con quali soldi, le priorità, e... eccetera eccetera eccetera.

Il RIFORMISMO a livello locale è questo: promuovere il cambiamento con iniziative concrete in grado di coinvolgere con la motivazione le persone dal basso. Anche perché...quando c'è da farle le cose, non c'è da inventarsi niente: basta copiare quello che si fa altrove, farsela finita di pensare al consenso per dedicarsi finalmente ai problemi e gli interessi dei cittadini.

La lista civica "Riformisti x Jesi" cui ho aderito è, appunto, questo. Molti dei nostri temi sono entrarti a far parte del programma di coalizione. Alcuni ne son rimasti fuori ma ciascuno di noi, se verrà eletto, sicuramente li proporrà al Consiglio, perché no, anche con l'aiuto dei nostri avversari se lo vorranno e ne capiranno il valore, sia che si vinca e si elegga il sindaco sia che si perda e tocchi fare l'opposizione.

Personalmente tengo, ad esempio, al tema del supporto alle famiglie ed alle donne, per incentivare la crescita demografica e mettere così in sicurezza il futuro dalle nostre comunità. Restando - tra l'altro - rigorosamente "di sinistra" sia sui DIRITTI che sui DOVERI: gli asili nido devono essere resi accessibili a tutti allo stesso modo ovvero indipendentemente dal reddito, perché ... i diritti sono i diritti; mentre è il ribaltamento del 100% del loro costo (perché NULLA è a gratis...) su tutti i contribuenti della comunità che va fatto in funzione del reddito, perché è la solidarietà sociale la base per la coesione duratura di una comunità.

E tengo a tante altre cose, come ... togliere le auto a combustibile fossile dai luoghi in cui vivono le persone, cambiando gradualmente e con adeguati sostitutivi la mobilità personale nella nostra città; mettere in campo tutto ciò che serve (la tariffazione puntuale) per ridurre i rifiuti complessivi e la frazione indifferenziata pro-capite prodotta; mettere sul piatto risorse per far crescere il numero dei laureati; coinvolgere i cittadini nella cura del verde e nel mantenimento di ordine e pulizia in città, in modo da avere più risorse per curare la manutenzione ordinaria di strade e marciapiedi; promuovere l'efficientamento energetico con le CER, gli audit energetici sulle attività produttive e gli insediamenti domiciliari e l'adeguamento del regolamento edilizio comunale per introdurre modalità mandatorie non solo nelle nuove costruzioni (che vanno ridotte al lumicino...) ma specialmente nelle ristrutturazioni.

Se il punto di partenza potesse essere questo, LE QUESTIONI IN GRADO DI CAMBIARE LE COSE DI TUTTI I GIORNI, le campagne elettorali sarebbero una cosa completamente diversa da quella cui stiamo assistendo. Ci si confronterebbe - finalmente - sulle diverse opzioni che ciascuno sarebbe in grado di proporre. E si darebbe alla gente la possibilità di rendersi conto e "identificarsi" con ciò che poi si sarebbe motivati a scegliere andando a votare!

Perché la gente a votare ci va se "sente" - facendolo - di effettuare delle scelte "vere", che avranno una consequenzialità sulla successiva azione di governo.

Altrimenti la gente -  se sente puzza di "fuffa" (ed ormai sono allenati, la percepisce lontano un miglio ...)  - SE NE STA A CASA quand'è ora di andare alle urne!

Sta a noi dare un senso al diritto di voto: forse siamo ancora in tempo, mancano ancora un paio di settimane al voto. Magari, riusciamo a farla... "qualcosa di sinistra", come - ad esempio.. - confrontarci sulle cose serie! Ed a coinvolgere gli elettori!

Alfredo Punzo, candidato consigliere comunale dei Riformisti con Marasca Sindaco - Comune di Jesi
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